Si tratta della sfida che ha colto il ticinese Luca Zanetti con una macchina fotografica al collo. Obiettivo? Promuovere una rivoluzione verde, sulle orme del “Che”.

Luca Zanetti non ripeterebbe una seconda volta questa avventura, anche se, a quanto dice Patricia Islas che lo ha intervistato per Swissinfo.ch, si morde le labbra di piacere ricordando i sorrisi e gli sguardi incuriositi della gente mentre attraversava le Ande in sella alla sua bicicletta elettrica, con la macchina fotografica appesa al collo.

Con una media di 140 km al giorno, il fotografo ticinese ha attraversato le città e i villaggi delle Ande, da zero a 5.000 metri di altitudine. «La gente mi vedeva come un eroe». Ma quando gli chiedevano informazioni sulla sua miglior compagna di viaggio, l’ammirazione si dissipava in pochi secondi.

–  «È una bici elettrica», rispondeva Zanetti.

–  «Ah! Una specie di moto!», affermavano gli altri con un po’ di delusione. Non tanto nei confronti della bicicletta, ma del ciclista, percepito come uno spaccone che fingeva solo di pedalare.

Il fatto è che il Sud America non è la Cina, un paese con circa 200 milioni di e-bikes in circolazione, e nemmeno la Svizzera, dove si stima che una bici su sei sia elettrica.

Ma era proprio questo l’obiettivo del viaggio: portare l’oggetto sconosciuto nei luoghi più remoti e nelle città congestionate del continente e mostrare attraverso la sua esperienza che una bici elettrica può rappresentare un primo passo verso una mobilità ecologica.

Swissinfo.ch ci rivela, poi, che un fabbricante svizzero di biciclette ha assistito Luca Zanetti nel suo progetto. Lo ha fatto con due moderne e-bikes. Una per lui e l’altra per fotografi e giornalisti che si sono alternati nelle sei tappe dei 205 giorni di viaggio dal Cile alla Colombia.

Luca ha battezzato il suo viaggio nelle Ande con la definizione di “Diari della bicicletta elettrica” (The E-Bikes Diaries).

Una chiara allusione al film “I diari della motocicletta”, che racconta le avventure di Ernesto Guevara, quando in sella alla sua “Poderosa” percorse il continente e maturò il suo spirito rivoluzionario.

L’idea di Zanetti – per lo meno nel campo della mobilità – era proprio quella di «rompere gli schemi», così come il “Che” voleva metter fine alla disuguaglianza.

Il suo progetto ha attirato l’attenzione di giornali e televisioni, che lo hanno fermato più volte durante gli 11.150 km tra Cile, Argentina, Bolivia, Perù, Ecuador e Colombia. Paesi dove lo sfruttamento di idrocarburi e il massiccio uso di acqua per le miniere lasciano poco spazio alla salvaguardia delle risorse naturali e all’uso di fonti di energia rinnovabili.